Piano nazionale per la non autosufficienza: cosa sapere
Il 12 giugno 2026 il Governo ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che adotta il Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza, il documento che stabilisce come vengono distribuite le risorse pubbliche per gli anziani non autosufficienti nel triennio 2025-2027. Trovi l’annuncio ufficiale sul sito del Governo, insieme al testo integrale del decreto.
Se ti stai occupando di un genitore o di un nonno che ha bisogno di assistenza quotidiana, ecco i punti principali del Piano, spiegati senza tecnicismi.
Cos’è il Piano nazionale per la non autosufficienza e perché è importante
Il Piano nazionale è lo strumento con cui lo Stato stabilisce, con cadenza triennale, come ripartire le risorse pubbliche destinate agli anziani non autosufficienti e quali indirizzi seguire nella programmazione dei servizi comunali.
Il piano punta a potenziare l’assistenza domiciliare, i servizi di sollievo per le famiglie, i progetti di vita indipendente e l’integrazione tra i servizi sociali e sanitari tramite i Punti Unici di Accesso (PUA)
Questo è il primo Piano adottato dopo la riforma del settore approvata nel 2023, la legge 33, che ha ridisegnato il sistema di assistenza agli anziani con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari. Il triennio 2025-2027 segna quindi l’avvio pratico di quella riforma, e i prossimi Piani triennali costruiranno sui risultati raggiunti in questa fase.
I numeri del Piano
Il Fondo per le non autosufficienze mette a disposizione quasi 3 miliardi di euro in tre anni, così suddivisi:
- 982 milioni di euro nel 2025
- 934 milioni di euro nel 2026
- oltre 1,1 miliardi di euro nel 2027
La crescita segue una traiettoria di aumento avviata nel 2021, pensata per accompagnare l’invecchiamento della popolazione italiana negli anni successivi.
Come vengono assegnate le risorse
Il decreto individua destinazioni precise per le somme del Fondo:
- 250 milioni di euro l’anno per gli interventi legati ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, i Leps: il 70% ripartito in base alla popolazione over 70 residente, il 30% in base a chi percepisce l’indennità di accompagnamento
- 14,6 milioni di euro l’anno per progetti di vita indipendente, rivolti a chi vuole continuare a vivere nella propria casa con un supporto organizzato
- 50 milioni di euro l’anno per l’assunzione di personale sociale nei Punti unici di accesso, i PUA, gli sportelli pensati per orientare le famiglie tra i diversi servizi disponibili
- la quota restante, detta indistinta, viene divisa tra le Regioni per l’80% in base alla popolazione over 75 residente, per il 10% in base ai titolari di indennità di accompagnamento e per il 10% in base alle persone con disabilità grave certificata ai sensi della legge 104.
Un criterio di riparto aggiornato
Fino a poco tempo fa, la distribuzione dei fondi tra le Regioni seguiva soprattutto la popolazione residente sopra i 75 anni, senza legami diretti con i bisogni specifici degli anziani non autosufficienti. Con il nuovo riparto, le Regioni con più anziani fragili ricevono una quota maggiore di risorse.
Cosa devono fare le Regioni
Il decreto chiede a tutte le Regioni di adottare un proprio Piano regionale per la non autosufficienza, con interventi finanziati dalle risorse del Fondo. Le Regioni devono inoltre rendicontare l’uso dei fondi al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il SIOSS, il Sistema Informativo dell’Offerta dei Servizi Sociali.
L’erogazione di ciascuna annualità è legata alla dimostrazione di aver utilizzato almeno il 75% delle risorse assegnate due anni prima, un meccanismo pensato per evitare che i fondi restino inutilizzati sui bilanci regionali.
Il Punto unico di accesso, un riferimento in più
Il PUA è lo sportello a cui puoi rivolgerti per orientarti tra servizi sociali, sanitari e prestazioni economiche legate alla non autosufficienza di un familiare.
Al suo interno viene svolta la valutazione multidimensionale, il percorso attraverso cui vengono esaminate le condizioni della persona anziana per individuare i servizi più adatti, dall’assistenza domiciliare ai centri diurni fino, quando necessario, alle strutture residenziali.
Il Piano destina risorse specifiche all’assunzione di nuovo personale in questi sportelli, con l’obiettivo di renderli più presenti sul territorio e più capaci di accompagnare le famiglie nella valutazione dei bisogni e nella scelta dei servizi.
Cosa resta da definire
Il Piano nazionale per la non autosufficienza stabilisce quali servizi le Regioni devono garantire attraverso i Leps. La definizione delle singole prestazioni a cui hai diritto in base al tuo bisogno resta un lavoro ancora in corso a livello nazionale, insieme al coordinamento tra servizi sociali, sanitari e prestazioni economiche come l’indennità di accompagnamento, oggi gestiti da enti distinti.
Chi rientra nella non autosufficienza
Il Piano fa riferimento agli anziani che, per condizioni fisiche o cognitive, hanno bisogno di assistenza continuativa nelle attività quotidiane. Il riconoscimento formale passa attraverso la valutazione multidimensionale svolta dal PUA o dai servizi sociosanitari competenti, che accerta il livello di bisogno e indica il percorso assistenziale più adatto.
Accanto all’indennità di accompagnamento,dal 2025 è attiva anche la Prestazione Universale, una misura sperimentale gestita dall’INPS e rivolta agli over 80 con un bisogno assistenziale gravissimo e un ISEE sociosanitario entro i 6.000 euro. È uno strumento distinto dal Fondo per le non autosufficienze, pensato per sostenere in modo più diretto le famiglie che organizzano l’assistenza a domicilio.
Il decreto non fissa requisiti di accesso per il singolo cittadino: distribuisce le risorse alle Regioni in base a questi indicatori demografici e assistenziali. È il PUA, in un secondo momento, a valutare la situazione della singola persona e a indicare i servizi disponibili sul territorio.
Come orientarti nel frattempo
Il PUA della tua zona resta il primo punto da contattare per capire quali servizi sono disponibili nel tuo Comune, e come attivarli. Le informazioni aggiornate sul Fondo e sui criteri di accesso sono pubblicate sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre che sul portale del Governo che ha adottato il decreto.
Il Piano stabilisce come vengono distribuite le risorse e quali sportelli contattare, ma tradurre queste informazioni in assistenza quotidiana resta un passaggio che la famiglia gestisce in prima persona, dalla ricerca di una persona qualificata alla definizione degli orari, fino al coordinamento dei turni con gli altri impegni quotidiani. Se ti trovi in questa fase, Badacare ti aiuta a trovare un assistente familiare adatto alle esigenze del tuo caro, con un supporto diretto nella selezione e nell’attivazione del servizio.
