Settembre… il mese dedicato all’Alzheimer

Settembre è il mese dedicato all’Alzheimer, istituito nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa patologia sempre più diffusa.Giornata mondiale dell’Alzheimer

 Alzheimer: quali sono le differenze con la Demenza Senile? Quali sono i primi sintomi ed i fattori di rischio? Quanti sono i casi diagnosticati? I costi sociali, le azioni messe in campo dalla ricerca nel campo di prevenzione e le speranze per il futuro?…

Sono solo alcune delle molte domande che sorgono a chi sostiene persone affette da alzheimer.

A tal proposito, in molte città italiane sono continuamente proposti degli incontri per sensibilizzare sempre di più la popolazione,

attraverso momenti di confronto e di informazione, discussioni su come poter modificare gli stili di vita per una sana prevenzione e i fattori di rischio che vanno a sommarsi nello viluppo delle demenze.

 

Quali sono le differenze tra Alzheimer e la demenza senile?

Se ne parla spesso, ma è facile far confusione e utilizzare un termine per l’altro.

Entrambe riguardano il deterioramento dell’attività cerebrale, pur trattandosi di due patologie distinte e con caratteristiche proprie.

La demenza può scaturirsi per cause e modi diversi. L’aggettivo “senile” è posto per indicare le particolari mancanze intellettuali e cognitive che compaiono negli anziani, a partire generalmente dai 65 anni di età.

Per approfondire i sintomi derivanti dalla demenza senile: “Quali sono i sintomi di non autosufficienza per un anziano?”

Come affermato da l’Alzheimer’s Association: con il termine genericodemenzanon si indica quindi una malattia specifica, ma piuttosto una serie di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità intellettive.

Per essere attribuibili alla demenza, i sintomi devono essere però sufficientemente gravi da ridurre la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane.

In particolare, le funzioni da tenere d’occhio sono la memoria, il linguaggio e la comunicazione, la capacità di attenzione e concentramento, la percezione visiva ed il ragionamento.

Il deficit riguarda soprattutto la memoria a breve termine: può capitare per esempio di non sapere dove sono stati riposti i propri oggetti, di scordarsi di pagare le bollette, di pianificare e preparare i pasti.

In molte forme di demenza i sintomi si manifestano lentamente, per poi peggiorare gradualmente.

Leggi anche: “Alzheimer: come trattare perdita di memoria e problemi di comunicazione”

Il morbo di Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa che si manifesta soprattutto superati i 65 anni.

Alla base della malattia ci sono alcuni difetti genetici che favoriscono la sintesi di due proteine, la beta-amiloide e la tau, che favoriscono la formazione di ammassi in grado di distruggere i neuroni.

Chi soffre del morbo di Alzheimer ha forti disturbi della memoria recente, accusa problemi di concentrazione  ed avverte difficoltà nell’orientamento spazio tempo; progressivamente, il malato perde la propria autonomia.

Per approfondire: “il morbo dell’alzheimer”

 

Alcuni numeri sull’Alzheimer

Dato il crescente aumento nella popolazione generale della demenza da alzheimer, è stata effettuata una panoramica sulla situazione attuale a proposito della ricerca e sulle effettive azioni intraprese, gli ostacoli e le prospettive.

L’analisi è stata ben definita nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2018  intitolato “Lo stato dell’arte della ricerca sulla demenza”

In sintesi, il rapporto evidenzia:

  • Ogni 3 secondi, nel mondo, una persona sviluppa una forma di demenza. A livello globale la demenza colpisce 47 milioni di persone.
  • In Italia si stimano 1.241.000 casi.Nel 2018 la demenza è diventata una malattia da mille miliardi di dollari.
  • La demenza è la settima causa di morte in tutto il mondo e non esiste ancora una cura.
  • Molti Paesi non sono ancora dotati di strumenti diagnostici adeguati, di facile accesso agli studi clinici, di medici e ricercatori specializzati.

Come già rivelava il Rapporto Mondiale Alzheimer 2016, la maggior parte delle persone con demenza nel mondo deve ancora ricevere una diagnosi, oltre a un’assistenza sanitaria completa e continua.

ADI sostiene che la demenza sia una delle crisi globali a livello sanitario e sociale più significative del XXI secolo e per questo l’1% del costo sociale della demenza dovrebbe essere destinato al finanziamento della ricerca sulla demenza stessa.

leggi: Il rapporto completo

 

 L’Italia è uno dei paesi con la più alta presenza di anziani.

L’invecchiamento della popolazione è presentato quasi sempre come un problema, mentre è un’importante conquista deve essere valorizzata come risorsa sociale.

 Il “Piano nazionale demenze ” Strategie per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel settore delle demenze”, approvato nell’ottobre 2014

promuove e migliora gli interventi relativi alle demenze sugli aspetti terapeutici specialistici e sul sostegno del malato e dei familiari.

Leggi anche: “La popolazione italiana invecchia sempre di più”

Il modello della gestione integrata è oggi considerato l’approccio più indicato per migliorare l’assistenza.

Le persone con demenza, infatti, hanno bisogno di una diagnosi tempestiva, di trattamenti farmacologici e psicosociali efficaci e modulati sui diversi livelli di gravità, ma anche di continuità di assistenza, informazione e sostegno dei familiari in ogni contesto di vita e in ogni fase della malattia.

 

Caffè Alzheimer

Appuntamento con il Caffè Alzheimer

In risposta al bisogno impellente di aiuto, sono sorti in ambito provinciale, dei “Caffè Alzheimer”,

momenti di incontro di provata efficacia e ad alta capacità di contatto per le persone con demenza e i loro familiari ed il sostegno informale delle famiglie.

nei quali partecipano anche medici e psicologi dell’Azienda Usl che operano sul territorio e nei Centri per i disturbi cognitivi di riferimento.

Si tratta di occasioni di incontro in grado di favorire elementi di solidarietà e trovare maggiori risorse per affrontare i problemi quotidiani legati all’assistenza e contrastare la “solitudine” in cui spesso le famiglie si trovano.

Si crea interazione interpersonale tra i malati e si cerca di mantenere il più a lungo possibile le loro funzioni sociali residue, attraverso attività di stimolazione cognitiva, di socializzazione e di supporto.

Inoltre, vengono fornite informazioni specifiche e supporto individuale e di gruppo ai famigliari del malato.

“Affrontare la demenza: insieme si può…”

Affrontare la demenza insieme

 

Daniela
Settembre… il mese dedicato all’Alzheimer